Oltre i rinnovi contrattuali, oltre le parole di Candela su Menez, l'atteggiamento di Mexes, il nuovo mini-infortunio al dito di Doni, restano i soliti problemi sottesi alla gestione societaria, allo staff medico, alla professionalità di Pradè, alle parole spese nelle radio e sui giornali che torturano i tifosi della Roma con la stesse, fatidiche, immancabili domande: perché in questa città, e per la Roma soprattutto, che ha avuto momenti di gloria (e di gloria sottratta in maniera fraudolenta) non si riesce ad aprire un vero ciclo di successi? Perché ci sembra (ma è vero, purtroppo) che l'intero mondo del giornalismo sportivo si scagli con eccessiva facilità contro i colori giallorossi? Perché si scomodano autorità del calibro dei presidenti del consiglio (stando almeno a qualche radio) perché si impedisca alla nostra squadra di essere acquistata da un gruppo che possa renderla grande davvero (vedi questione "russi")? Perché solo dalle pagine nostre, e per nostre si intende di noi romanisti, si assiste all'esaltazione e poi alla critica di giocatori importanti o vitali o indispensabili (come Totti), o delle pippe clamorose prima incensate e poi affossate? Io credo che almeno una volta tutti i romanisti si siano chiesti se il torto sta nel modo che la città ha di vivere il calcio, se invece dipende dal fatto che effettivamene siamo odiati dal resto della nazione, se c'entra addirittura il vaticano, il Papa, qualche capo alieno in questa nostra impossibilità a mostrare davvero cosa siamo e cosa meritiamo come tifosi, come passione vivente in un mondo del calcio ormai sempre più costituito da interessi di marketing, pacchetti azionari ed edilizia da speculazione... Siamo diventati tutti esperti di borsa, anzi espertissimi, di organigrammi societari, di interessi bancari e crediti e debiti da ripianare. Abbiamo conosciuto un sacco di nomi nuovi, che prima non ci saremmo mai sognati di menzionare: Toti, Fioranelli, Angelini (se non quando avevamo qualche linea di febbre), Soros, Caltagirone. Ma il calcio è ancora là, come un grosso felino addormentato, ormai in grado persino di istruirci e di farci dissertare su questioni di economia... ma succede solo qui? Siamo solo noi romani e romanisti? O potremmo trovare la stessa competenza e gli stessi pensieri di complotto nella mente di uno juventino o di un milanista o di un interista?